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Il palazzo Marchesale

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Oltrepassato l'Arco Marchesale e giunti nella piazzetta F.Miani Perotti appare monumentale e con una sobria eleganza, il fronte principale del palazzo Marchesale, la dimora cittadina dei feudatari. La regolarità geometrica della fabbrica è ritmata al piano terra e al nobile, rispettivamente da fughe di porte e finestre, da lesene terminanti con capitelli di tipo corinzio, mentre su una cornice sorretta da mensole a volute si innalza un secondo piano. Un aspetto gentilizio che tradisce le origini quattrocentesche del palazzo che ha subito nei secoli ampliamenti significativi. Nel 1850, la famiglia Miani, allora proprietaria, fece ampliare il complesso architettonico inglobando parte delle mura di città di cui furono sacrificati i giardini pensili. Tale aggiunta, se si osserva da piazza Garibaldi fuori le mura, è riconoscibile dalla scarpatura del cinquecentesco basamento (ex-mura) su cui si innalza il palazzo, abbellito da una loggetta con doppio arco con ordine pensile. Alla fine del XIX secolo, l'architetto Sante Simone edificò l'attuale facciata su piazza V. Emanuele, dove un arco ogivale ricorda l'entrata al Sedile in locali a piano terra, la sede dell'amministrazione pubblica cittadina. Qui si amministrava anche la giustizia e a ricordarlo è ancora un gancio in metallo che pende dal palazzo, in largo Porta, che sosteneva la gogna alla quale si legavano i condannati. Questi ultimi, derisi dal popolo, erano per lo stesso, di monito. Nella corte interna affaccia su tre ordini un'elegante loggetta settecentesca con tre arcate per piano e il tipico scalone di accesso al piano nobile.

Bibliografia
Matarrese, D. (1995) Polignano a Mare guida storica-turistica, Fasano, Editore Schena.
Romano, R. (2008) Polignano a Mare e la sua storia, Edizioni Palomar.
Daresta, G.Z.-Tamburrini, M. (2003) Polignano a Mare e la sua Cattedrale, Galatina, Editore Congedo.

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